La coalizione della sinistra alternativa spagnola, Izquierda Unida (IU), terrà la sua IX assemblea nazionale il 15 e 16 novembre a Rivas (Madrid). Il coordinatore Gaspar Llamazares ha annunciato nei giorni scorsi le sue dimissioni, anche se in ogni caso non si sarebbe ripresentato per un nuovo mandato alla guida di IU.
La conclusione della leadership di Llamazares avviene in una fase di profonda crisi della coalizione che ha ottenuto nelle elezioni di quest'anno il peggior risultato della sua storia. Dispone ormai di un solo deputato, mentre un secondo parlamentare è stato eletto in alleanza con la Sinistra Verde catalana.
Da tempo il Partito Comunista (PCE), guidato da Francisco Frutos, principale forza organizzata all'interno IU, è in aperto dissenso con la politica condotta dal Coordinatore regionale, considerato troppo accomodante con il PSOE e poco attento a dare voce alle spinte anticapitalistiche.
Al dibattito dei militanti sono stati sottoposti tre documenti contrapposti, quello della maggioranza del gruppo dirigente uscente guidato da Llamazares, quello della cosidetta terza via o "Nacional II" (dal nome della strada che collega Madrid a Barcellona, perché è in questi territori che raccoglie soprattutto le sue forze), e il terzo sostenuto dai comunisti e da altri gruppi minori di sinistra e appoggiato dall'ex coordinatore generale Julia Anguita.
I reali rapporti di forza si verificheranno all'Assemblea nazionale ma i primi dati ufficiosi sembrano indicare una sconfitta della direzione uscente che raccoglierebbe tra il 26 e il 30% dei delegati. Alla mozione della terza via andrebbe il 20%. Il documento presentato dal PCE raccoglierebbe il 46%. Un altro 5% sarebbe formato da indipendenti, trotskisti, sindacalisti della CUT.
Sarà necessario formare una alleanza interna per definire una direzione in grado di guidare la coalizione. Non sembra facile una gestione unitaria. Il PCE propone che anziché eleggere un coordinatore regionale ci si limiti a votare una direzione collegiale composta da una decina di membri.
La stampa riporta anche la possibilità di una uscita da IU di esponenti della linea più moderata, come il Sindaco di Cordoba Rosa Aguilar che ha dichiarato di attendere l'esito dell'Assemblea per decidere che cosa fare.
L'esito dello scontro interno sembra comunque indicare una radicalizzazione della politica di IU nel prossimo periodo.
domenica 9 novembre 2008
domenica 2 novembre 2008
La sinistra USA e Obama
Le elezioni presidenziali americane sono ormai imminenti. Le previsioni indicano un successo del candidato democratico Barack Obama, anche se solo il voto e la sua suddivisione nei vari Stati, potrà confermare questa eventualità.
Si può prevedere che si chiuda il ciclo ultra-liberista e militarista della presidenza Bush, ma molto più difficile prevedere se e quanto sarà profondo il cambiamento. Certamente molto limitato nel caso della vittoria di McCain, più evidente nel caso di successo del leader nero, soprattutto se questo avverrà grazie ad una "landslide", una valanga che indichi uno spostamento profondo dell'opinione degli elettori americani.
Di fronte alla candidatura di Obama le posizioni della sinistra organizzata americana, di orientamento socialista o comunista sono differenziate. , Va tenuto presente che questa rappresenta solo una piccola parte dell'area "radical", che si colloca per lo più in reti di movimento, sindacato, aree intellettuali, riviste e centri di ricerca.
Il Partito Comunista degli Stati Uniti (CPUSA) segue la sua tradizionale politica di sostegno elettorale ai candidati Democratici. Già all'inizio delle primarie vedeva nelle elezioni del 2008 una "tremenda opportunità" per mettere fine alla politica della destra Repubblicana e di spostare il Paese in una direzione progressista. Queste elezioni possono rappresentare l'inizio di una svolta. Tra i candidati delle primarie, i comunisti non avevano preso posizione, ma consideravano comunque Obama quello che aveva trasmesso il più chiaro messaggio di unità e di cambiamento ed in grado di vincere le elezioni di novembre.
Nell'ultimo editoriale del settimanale comunista People's Weekly World si invitano i lettori ad impegnarsi al massimo per la vittoria di Obama anche se non è un candidato di sinistra, perché potrà cambiare comunque la politica americana. L'editorialista, Marc Brodine, ritiene che esistano le condizioni per un netto successo del candidato democratico. L'articolo si intitola infatti "The coming landslide", la valanga che verrà.
Anche il Comitato di Corrispondenza per la Democrazia e il Socialismo, formato da dirigenti usciti dal Partito Comunista all'inizio degli anni novanta, tra i quali Angela Davis, invita a "votare per il cambiamento". In un documento pubblicato ad agosto l'organizzazione invita tutte le forze di sinistra e progressista ad impegnarsi per battere le forze guerrafondaie, neo-conservatrici e di destra che sostengono McCain.
Il Comitato ha invitato i propri aderenti e simpatizzanti a sostenere la coalizione "Progressisti per Obama (P4O)", per influire sulla piattaforma politica del candidato e contrapporsi al peso delle componenti più moderate del Partito Democratico. Tra i promotori e sostenitori della coalizione vi sono Barbara Ehrenreich, Tom Hayden, Cornel West, Jane Fonda ecc.
In favore di Obama si è schierato anche il "Working Families Party (WFP)", fondato a New York una decina di anni fa, da militanti sindacali e delle organizzazioni comunitarie impegnate nel sociale. Poco interessato alle questioni ideologiche e orientato invece nell'azione per conquistare risultati concreti per i ceti popolari newyorchesi attraverso un uso spregiudicato del sistema di voto in questo Stato che consente ai candidati di essere presentati contemporaneamente da più partiti. In questo modo il riesce a portare diverse decine di migliaia di voti ai candidati (in genere Democratici) che sostiene e che si impegnano a favorirne il programma.
Il "Partito Mondo Operaio (WWP)", è una piccola forza politica, molto attiva soprattutto nel movimento contro la guerra, con un singolare percorso. E' nata da una scissione del partito trotskista americano, il Socialist Workers Party, alla fine degli anni '50, ma nel tempo ha abbandonato ogni riferimento alle idee di Trotsky per avvicinarsi alle posizioni dei partiti marxisti-leninisti filosovietici, soprattutto sul piano internazionale. Dalla lettura dell'ultima edizione del suo giornale Workers World non emerge una chiara posizione elettorale. Obama non viene criticato direttamente, ma si sottolinea che comunque non potrà cambiare da solo la situazione politica e sociale degli Stati Uniti, nemmeno cancellare il razzismo. Vengono però attaccati, per le loro posizioni reazionarie, i candidati Repubblicani McCain e Sarah Palin e viene denunciato il pericolo di brogli elettorali a loro favore come nel 2000.
Dal sito del partito risulta che il WWP abbia deciso di sostenere la candidatura di Cynthia McKinney, ex parlamentare democratica afro-americana che aveva assunto un atteggiamento molto polemico nei confronti di Bush, al punto da dare credito alle voci di complotto sull'attentato dele Torri Gemelle. Questo l'ha condotta ad essere emarginata dal partito che ha abbandonato per ottenere la nomina candidato presidenziale da parte dei Verdi. Il Partito per la Liberazione e per il Socialismo, nato da una scissione del WWP, ha deciso di presentare una propria militante, Gloria La Riva, alla candidatura di presidente degli Stati Uniti.
Il Partito Socialista degli Stati Uniti è quanto rimane di una forza politica nata all'inizio del '900 e che avuto almeno fino agli anni venti del secolo scorso un radicamento di massa e un seguito elettorale significativo. Attualmente è un piccolo gruppo, abbastanza marginale nel panorama politico americano. Mantiene una linea politica di contrapposizione al bipartitismo e si rifiuta di appoggiare i candidati democratici. Anche nelle elezioni d quest'anno ha deciso di presentare una propria candidatura, quella di Brian Moore, che sarà sulle schede elettorali solo in alcuni Stati. Improbabile che riesca ad avere un risultato anche minimamente significativo.
Nell'ambito della corrente socialista, una tendenza più moderata della precedente ma con una maggiore influenza è quella si raggruppa nei Democratic Socialist of America. Aderisce all'Internazionale Socialista, ed è nata dalla confluenza di una componente socialista tradizionale con un settore del movimento radicale degli anni '60. Opera tradizionalmente all'interno del Partito Democratico. Il suo sito invita tutti i progressisti a mobilitarsi per Obama, sottolineando che l'esito del voto non è affatto scontato.
Chi si schiera apertamente contro il voto per Obama è la principale organizzazione trotskista americana, l'International Socialist Organization. Come per il Socialist Party, questo gruppo rifiuta di sostenere il Partito Democratico perché considerato un partito capitalista al pari dei Repubblicani. Ha invece sempre appoggiato candidati di sinistra, tra cui Ralph Nader quando divenne portabandiera dei Verdi, alla ricerca della costruzione di una terza forza politica effettivamente di sinistra. Questa era la prospettiva indicata a suo tempo già da Trotsky.
Come scrive uno dei leader storici del gruppo, Lance Selfa, Obama non è un progressista, ma al massimo un "centrista" e la sua politica non rappresenterà una effettiva svolta per il paese. La sua politica potrà assomigliare a quella di Roosevelt negli anni '30, ma anche quella, secondo Selfa, servì solo a "salvare il capitalismo".
Altri candidati di sinistra presenti alle elezioni sono:
* Ralph Nader sostenuto da piccoli gruppi ecologisti dissidenti e pacifisti, ma il cui consenso è andato notevolmente declinando dopo il successo relativo del 2000 (quando venne accusato di aver fatto perdere le elezioni ad Al Gore, aprendo la strada alla presidenza di Gerge Bush).
* Roger Calero del Socialist Workers Party, un tempo importante organizzazione trotskista ora ridotto ad una piccola setta.
Si può prevedere che si chiuda il ciclo ultra-liberista e militarista della presidenza Bush, ma molto più difficile prevedere se e quanto sarà profondo il cambiamento. Certamente molto limitato nel caso della vittoria di McCain, più evidente nel caso di successo del leader nero, soprattutto se questo avverrà grazie ad una "landslide", una valanga che indichi uno spostamento profondo dell'opinione degli elettori americani.
Di fronte alla candidatura di Obama le posizioni della sinistra organizzata americana, di orientamento socialista o comunista sono differenziate. , Va tenuto presente che questa rappresenta solo una piccola parte dell'area "radical", che si colloca per lo più in reti di movimento, sindacato, aree intellettuali, riviste e centri di ricerca.
Il Partito Comunista degli Stati Uniti (CPUSA) segue la sua tradizionale politica di sostegno elettorale ai candidati Democratici. Già all'inizio delle primarie vedeva nelle elezioni del 2008 una "tremenda opportunità" per mettere fine alla politica della destra Repubblicana e di spostare il Paese in una direzione progressista. Queste elezioni possono rappresentare l'inizio di una svolta. Tra i candidati delle primarie, i comunisti non avevano preso posizione, ma consideravano comunque Obama quello che aveva trasmesso il più chiaro messaggio di unità e di cambiamento ed in grado di vincere le elezioni di novembre.
Nell'ultimo editoriale del settimanale comunista People's Weekly World si invitano i lettori ad impegnarsi al massimo per la vittoria di Obama anche se non è un candidato di sinistra, perché potrà cambiare comunque la politica americana. L'editorialista, Marc Brodine, ritiene che esistano le condizioni per un netto successo del candidato democratico. L'articolo si intitola infatti "The coming landslide", la valanga che verrà.
Anche il Comitato di Corrispondenza per la Democrazia e il Socialismo, formato da dirigenti usciti dal Partito Comunista all'inizio degli anni novanta, tra i quali Angela Davis, invita a "votare per il cambiamento". In un documento pubblicato ad agosto l'organizzazione invita tutte le forze di sinistra e progressista ad impegnarsi per battere le forze guerrafondaie, neo-conservatrici e di destra che sostengono McCain.
Il Comitato ha invitato i propri aderenti e simpatizzanti a sostenere la coalizione "Progressisti per Obama (P4O)", per influire sulla piattaforma politica del candidato e contrapporsi al peso delle componenti più moderate del Partito Democratico. Tra i promotori e sostenitori della coalizione vi sono Barbara Ehrenreich, Tom Hayden, Cornel West, Jane Fonda ecc.
In favore di Obama si è schierato anche il "Working Families Party (WFP)", fondato a New York una decina di anni fa, da militanti sindacali e delle organizzazioni comunitarie impegnate nel sociale. Poco interessato alle questioni ideologiche e orientato invece nell'azione per conquistare risultati concreti per i ceti popolari newyorchesi attraverso un uso spregiudicato del sistema di voto in questo Stato che consente ai candidati di essere presentati contemporaneamente da più partiti. In questo modo il riesce a portare diverse decine di migliaia di voti ai candidati (in genere Democratici) che sostiene e che si impegnano a favorirne il programma.
Il "Partito Mondo Operaio (WWP)", è una piccola forza politica, molto attiva soprattutto nel movimento contro la guerra, con un singolare percorso. E' nata da una scissione del partito trotskista americano, il Socialist Workers Party, alla fine degli anni '50, ma nel tempo ha abbandonato ogni riferimento alle idee di Trotsky per avvicinarsi alle posizioni dei partiti marxisti-leninisti filosovietici, soprattutto sul piano internazionale. Dalla lettura dell'ultima edizione del suo giornale Workers World non emerge una chiara posizione elettorale. Obama non viene criticato direttamente, ma si sottolinea che comunque non potrà cambiare da solo la situazione politica e sociale degli Stati Uniti, nemmeno cancellare il razzismo. Vengono però attaccati, per le loro posizioni reazionarie, i candidati Repubblicani McCain e Sarah Palin e viene denunciato il pericolo di brogli elettorali a loro favore come nel 2000.
Dal sito del partito risulta che il WWP abbia deciso di sostenere la candidatura di Cynthia McKinney, ex parlamentare democratica afro-americana che aveva assunto un atteggiamento molto polemico nei confronti di Bush, al punto da dare credito alle voci di complotto sull'attentato dele Torri Gemelle. Questo l'ha condotta ad essere emarginata dal partito che ha abbandonato per ottenere la nomina candidato presidenziale da parte dei Verdi. Il Partito per la Liberazione e per il Socialismo, nato da una scissione del WWP, ha deciso di presentare una propria militante, Gloria La Riva, alla candidatura di presidente degli Stati Uniti.
Il Partito Socialista degli Stati Uniti è quanto rimane di una forza politica nata all'inizio del '900 e che avuto almeno fino agli anni venti del secolo scorso un radicamento di massa e un seguito elettorale significativo. Attualmente è un piccolo gruppo, abbastanza marginale nel panorama politico americano. Mantiene una linea politica di contrapposizione al bipartitismo e si rifiuta di appoggiare i candidati democratici. Anche nelle elezioni d quest'anno ha deciso di presentare una propria candidatura, quella di Brian Moore, che sarà sulle schede elettorali solo in alcuni Stati. Improbabile che riesca ad avere un risultato anche minimamente significativo.
Nell'ambito della corrente socialista, una tendenza più moderata della precedente ma con una maggiore influenza è quella si raggruppa nei Democratic Socialist of America. Aderisce all'Internazionale Socialista, ed è nata dalla confluenza di una componente socialista tradizionale con un settore del movimento radicale degli anni '60. Opera tradizionalmente all'interno del Partito Democratico. Il suo sito invita tutti i progressisti a mobilitarsi per Obama, sottolineando che l'esito del voto non è affatto scontato.
Chi si schiera apertamente contro il voto per Obama è la principale organizzazione trotskista americana, l'International Socialist Organization. Come per il Socialist Party, questo gruppo rifiuta di sostenere il Partito Democratico perché considerato un partito capitalista al pari dei Repubblicani. Ha invece sempre appoggiato candidati di sinistra, tra cui Ralph Nader quando divenne portabandiera dei Verdi, alla ricerca della costruzione di una terza forza politica effettivamente di sinistra. Questa era la prospettiva indicata a suo tempo già da Trotsky.
Come scrive uno dei leader storici del gruppo, Lance Selfa, Obama non è un progressista, ma al massimo un "centrista" e la sua politica non rappresenterà una effettiva svolta per il paese. La sua politica potrà assomigliare a quella di Roosevelt negli anni '30, ma anche quella, secondo Selfa, servì solo a "salvare il capitalismo".
Altri candidati di sinistra presenti alle elezioni sono:
* Ralph Nader sostenuto da piccoli gruppi ecologisti dissidenti e pacifisti, ma il cui consenso è andato notevolmente declinando dopo il successo relativo del 2000 (quando venne accusato di aver fatto perdere le elezioni ad Al Gore, aprendo la strada alla presidenza di Gerge Bush).
* Roger Calero del Socialist Workers Party, un tempo importante organizzazione trotskista ora ridotto ad una piccola setta.
sabato 27 settembre 2008
I comunisti birmani non intendono boicottare le elezioni del 2010
Il sito birmano Mizzima News ha pubblicato a metà del luglio scorso una serie di interviste ai rappresentanti dei gruppi politici di opposizione alla giunta militare birmana. Fra questi anche il portavoce del Partito Comunista di Birmania (CPB) "Comrade" Po Than Jaung. Il CPB è stato fondato nel 1939 e in tutta la sua storia ha potuto contare su tre soli anni di legalità, dal 1945 al 1948. Schieratosi con i cinesi al momento della scissione del movimento comunista internazionale, ha guidato un forte movimento di guerriglia fino all'inizio degli anni '90, quando la ribellione delle minoranze che costituivano gran parte delle sue forze di guerriglia, ha costretto i suoi dirigenti a rifugiarsi in Cina.
Il regime birmano ha annunciato che nel 2010 si terranno elezioni politiche, le prime dopo quelle che nel 1990 avevano dato la vittoria al movimento democratico guidato da Aung San Suu Kyi. Il processo democratico venne rapidamente interrotto dall'intervento dei militari che da allora governano il Paese attraverso la repressione.
Secondo il portavoce del Partito Comunista, le elezioni del 2010 si terranno all'interno della struttura della costituzione approvata recentemente: "la Giunta userà le elezioni per prolungare il proprio dominio e mantenere il potere politico. Le elezioni del 2010 non saranno paragonabili a quelle del 1990. Nelle elezioni del 2010, il 25% dei seggi parlamentari saranno riservati alle Forze Armate. I partiti ed il popolo potranno battersi solo per il restante 75% dei seggi. Inoltre molte posizioni chiave e dipartimenti saranno anch'essi riservati ai rappresentanti nominati dalle Forze Armate. Perciò le elezioni del 2010 non possono cambiare la natura del regime militare in Birmania".
Nonostante questa valutazione critica i comunisti non intendono boicottare le elezioni. "Non dobbiamo lasciare tutti questi seggi parlamentari senza confronto e arrenderci alle manipolazioni dell'esercito come essi desiderano." Quanto alla possibilità di partecipazione diretta del CPB, Po Than Jaung ricorda che al partito non è concesso di operare legalmente, benché questa richiesta sia stata avanzata sin dalle elezioni del 1990. Il partito si rifiuterebbe di operare sotto un altro nome. "Il CPB si presenterà solo con il proprio nome. Non abbiamo intenzione di cambiare il nome del nostro partito", ha dichiarato il dirigente comunista a Mizzima.
Il regime birmano ha annunciato che nel 2010 si terranno elezioni politiche, le prime dopo quelle che nel 1990 avevano dato la vittoria al movimento democratico guidato da Aung San Suu Kyi. Il processo democratico venne rapidamente interrotto dall'intervento dei militari che da allora governano il Paese attraverso la repressione.
Secondo il portavoce del Partito Comunista, le elezioni del 2010 si terranno all'interno della struttura della costituzione approvata recentemente: "la Giunta userà le elezioni per prolungare il proprio dominio e mantenere il potere politico. Le elezioni del 2010 non saranno paragonabili a quelle del 1990. Nelle elezioni del 2010, il 25% dei seggi parlamentari saranno riservati alle Forze Armate. I partiti ed il popolo potranno battersi solo per il restante 75% dei seggi. Inoltre molte posizioni chiave e dipartimenti saranno anch'essi riservati ai rappresentanti nominati dalle Forze Armate. Perciò le elezioni del 2010 non possono cambiare la natura del regime militare in Birmania".
Nonostante questa valutazione critica i comunisti non intendono boicottare le elezioni. "Non dobbiamo lasciare tutti questi seggi parlamentari senza confronto e arrenderci alle manipolazioni dell'esercito come essi desiderano." Quanto alla possibilità di partecipazione diretta del CPB, Po Than Jaung ricorda che al partito non è concesso di operare legalmente, benché questa richiesta sia stata avanzata sin dalle elezioni del 1990. Il partito si rifiuterebbe di operare sotto un altro nome. "Il CPB si presenterà solo con il proprio nome. Non abbiamo intenzione di cambiare il nome del nostro partito", ha dichiarato il dirigente comunista a Mizzima.
venerdì 26 settembre 2008
Messo fuori legge il PC delle Terre Basche
Il Tribunale Supremo spagnolo ha deciso di mettere fuori legge e di dissolvere il Partido Comunista de las Tierras Vascas (PCTV) perchè questo partito si è convertito nell'"equivalente funzionale" di Batasuna, per essere inoltre espressione "di una strategia terrorista dell'ETA, dalla quale non ha preso la distanza", e infine per "proteggere il sistema democratico".
La sentenza, come riferisce El Pais, spiega che la messa fuori legge di un partito politico può essere sia la conseguenza di un "appoggio diretto" a organizzazioni terroristiche, come di un "appoggio indiretto" alle stesse, attraverso altre entità che, a loro volta, agiscono in accordo con una organizzazione terroristica.
Per la messa fuori legge non è però necessario che questo partito sia diretto da un partito illegale o dal gruppo terrorista, o sia uno "strumento" di questi. Tutte le azioni che possono dar luogo alla dichiarazione di illegalità richiedono "il significato obbiettivo di essere un contributo al terrorismo".
Il Tribunale Supremo considera provato che il PCTV abbia messo a disposizione mezzi e infrastrutture a Batasuna, in concreto una sede nella località di Usurbil, della quale i dirigenti di Batasuna potevano "disporre liberamente". Inoltre il PCTV ha assorbito nella propria attività politica un significativo numero di membri di Batasuna e ha trasferito denaro sotto forma di "salario" ai componenti della Tavola Nazionale di Batasuna.
Il Coordinatore generale di Izquierda Unida, Gaspar Llamazares, ha espresso il proprio rispetto per la Sentenza del Tribunale Supremo e ha chiesto alla sinistra basca che "si svincoli dalla violenza se vuole agire in politica". Llamazares ha detto che rispetta la sentenza nonostante IU continui ad essere critica sulla applicazione della Legge sui Partiti sulla base della quale è avvenuta la messa fuori legge del PCTV.
La sentenza, come riferisce El Pais, spiega che la messa fuori legge di un partito politico può essere sia la conseguenza di un "appoggio diretto" a organizzazioni terroristiche, come di un "appoggio indiretto" alle stesse, attraverso altre entità che, a loro volta, agiscono in accordo con una organizzazione terroristica.
Per la messa fuori legge non è però necessario che questo partito sia diretto da un partito illegale o dal gruppo terrorista, o sia uno "strumento" di questi. Tutte le azioni che possono dar luogo alla dichiarazione di illegalità richiedono "il significato obbiettivo di essere un contributo al terrorismo".
Il Tribunale Supremo considera provato che il PCTV abbia messo a disposizione mezzi e infrastrutture a Batasuna, in concreto una sede nella località di Usurbil, della quale i dirigenti di Batasuna potevano "disporre liberamente". Inoltre il PCTV ha assorbito nella propria attività politica un significativo numero di membri di Batasuna e ha trasferito denaro sotto forma di "salario" ai componenti della Tavola Nazionale di Batasuna.
Il Coordinatore generale di Izquierda Unida, Gaspar Llamazares, ha espresso il proprio rispetto per la Sentenza del Tribunale Supremo e ha chiesto alla sinistra basca che "si svincoli dalla violenza se vuole agire in politica". Llamazares ha detto che rispetta la sentenza nonostante IU continui ad essere critica sulla applicazione della Legge sui Partiti sulla base della quale è avvenuta la messa fuori legge del PCTV.
sabato 6 settembre 2008
I siti web della sinistra colombiana
In questo post presento un quadro aggiornato dei siti web delle forze politiche della sinistra colombiana, avendo come base la pagina del sito Leftist Parties of the World di Nico Biver che risale al 22 aprile 2005.
COLOMBIA
Polo Democratico Alternativo (PDA): coalizione della sinistra moderata e alternativa, leader Cesar Gaviria.
Partito Comunista Colombiano (PCC): fondato nel 1930, di tradizione filosovietica, fa parte del Polo, leader Jaime Caycedo.
Partito del Lavoro di Colombia (PTC): maoista moderato, nato nel 2002 da una scissione del MOIR, leader Marcelo Torres, fa parte del Polo.
Movimento Operaio Indipendente e Rivoluzionario (MOIR): maoista moderato, fondato nel 1969, fa parte del Polo.
Movimento Operaio Indipendente e Rivoluzionario - Francisco Mosquera (MOIR - Francisco Mosquera): maoista, piccola scissione del precedente.
Movimento per la Difesa del Popolo (MODEP)
Partito Socialista dei Lavoratori (PST): trotzkista morenista, fondato nel 1977, aderisce alla LIT.
Gruppo Comunista Rivoluzionario di Colombia (GCR): maoista, fondato nel 1982.
Unione Operaia Comunista (marxista-leninista-maoista): fondata nel 1998, maoista radicale.
Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia- Esercito del Popolo (FARC-EP) organizzazione politico-militare, sorta per iniziativa del Partito Comunista ma oggi autonoma. Il suo sito ufficiale non funziona più, ma ce ne sono altri che riportano materiale e comunicati.
Esercito di Liberazione Nazionale (ELN): organizzazione politico-militare di orientamento guevarista, fondata nel 1964.
Partido Comunista di Colombia (Marxista-leninista) PCdeC (ML): nato da una scissione del PCC, dirige una organizzazione armata l'Esercito Popolare di Liberazione, prima filocinese poi filoalbanese. Questa pagina pubblica i suoi documenti.
COLOMBIA
Polo Democratico Alternativo (PDA): coalizione della sinistra moderata e alternativa, leader Cesar Gaviria.
Partito Comunista Colombiano (PCC): fondato nel 1930, di tradizione filosovietica, fa parte del Polo, leader Jaime Caycedo.Partito del Lavoro di Colombia (PTC): maoista moderato, nato nel 2002 da una scissione del MOIR, leader Marcelo Torres, fa parte del Polo.
Movimento Operaio Indipendente e Rivoluzionario (MOIR): maoista moderato, fondato nel 1969, fa parte del Polo.
Movimento Operaio Indipendente e Rivoluzionario - Francisco Mosquera (MOIR - Francisco Mosquera): maoista, piccola scissione del precedente.
Movimento per la Difesa del Popolo (MODEP)
Partito Socialista dei Lavoratori (PST): trotzkista morenista, fondato nel 1977, aderisce alla LIT.
Gruppo Comunista Rivoluzionario di Colombia (GCR): maoista, fondato nel 1982.
Unione Operaia Comunista (marxista-leninista-maoista): fondata nel 1998, maoista radicale.
Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia- Esercito del Popolo (FARC-EP) organizzazione politico-militare, sorta per iniziativa del Partito Comunista ma oggi autonoma. Il suo sito ufficiale non funziona più, ma ce ne sono altri che riportano materiale e comunicati.
Esercito di Liberazione Nazionale (ELN): organizzazione politico-militare di orientamento guevarista, fondata nel 1964.
Partido Comunista di Colombia (Marxista-leninista) PCdeC (ML): nato da una scissione del PCC, dirige una organizzazione armata l'Esercito Popolare di Liberazione, prima filocinese poi filoalbanese. Questa pagina pubblica i suoi documenti.
I giovani precari giapponesi guardano ai comunisti
L'articolo di Stefania Viti del Messaggero che qui riportiamo segnala la crescita di simpatia che si registra verso il Partito comunista giapponese, in particolare tra i giovani. L'articolo originale del Japan Times si può leggere qui.
Ascesa a sorpresa dei comunisti nipponici
di Stefania Viti su Il Messaggero del 23/08/2008
Chi l’avrebbe mai detto. Dopo decenni passati in sordina il Partito Comunista Giapponese(JPC) vive un momento di gloria e sta diventando uno dei protagonisti della scena politica nipponica di quest’ultimo periodo.
“Red on a rise”(rossi in ascesa) titola un suo articolo The Japan Times mentre l’intellettuale rivista Aera si domanda se sia reale la crescita esponenziale del Partito Comunista Giapponese.
Kazuo Wada del Comitato Giovanile delJPC non ha dubbi:”Linteresse da parte dei giovani per il nostro partito è reale e quest’anno il numero dei simpatizzanti è arrivato a circa 3.480.000”
JPC in verità è un piccolo partito.
Al momento detiene in totale 16 seggi-circa il 7,5%-tra quelli della camera bassa e quelli della camera alta.
Niente in confronto ai due giganti dela politica giapponese il Partito Liberaldemocratico(LDP)-quasi ininterrottamente al governo dal dopoguerra ad oggi- e il principale partito di opposizione, il Partito Democratico(DPJ).
Ad avvicinare i giovani al JCP sono soprattutto i problemi legati al lavoro.
“Un terzo dei giovani sono precari e anche tra i laureati soltanto la metà riesce a trovare un posto fisso” spiega Wada, Quando lo scorso febbraio Kazuo Shij, presidente del JPC, durante una sessione parlamentare ha parlato in difesa dei diritti dei precari, l’interesse verso il JPC si è fatto più evidente: il video della sessione è stato registrato e trasmesso via internet attraverso vari canali, compreso quello ufficiale del sito del partito, il quale, secondo The Japan Times è stato visitato circa 150 mila volte.
Avvisaglie di rinnovato interesse in realtà c’erano già state. Tra i libri best-seller dell’ultimo anno in Giappone spicca “Kanikosen”(Il peschereccio dei gamberi) capolavoro proletario del 1929, prima e unica opera diKobayashi Takiji.
“Negli ultimi sei mesi “Kanikosen” ha venduto circa 410.000 copie-continua Wada. “Un numero eccezionale, se si pensa che dalla sua pubblicazione ad oggi ne ha vendute in totale 450.000, circa 5000 all’anno”.
Il libro adesso viene venduto con la copertina originale del 29, quella con falce e martello.
“Adesso la società è molto frammentata e i giovani faticano a trovare una identità comune-continua Wada. Di recente però hanno iniziato a riunirsi in sindacati e a cercar di far sentire la loro voce. Lo scorso anno c’è stata una grande manifestazione e presto ce ne sarà un’altra: è dagli anni 70 che non succede una cosa simile. E’ in atto una trasformazione. I giovani si stanno rendendo conto che non è tutta colpa loro se le condizioni di lavoro sono quello che sono”
E infatti, proprio la situazione contingente, più che la motivazione ideologica ad avvicinarli al JPC.
“In molti non conoscono la storia del Partito Comunista ma sono attirati soprattutto da ragioni pratiche” conclude Wada.
Alle prossime elezioni-quelle della camera bassa previste tra fine anno e e settembre 2009-questo atteggiamento potrebbe fare la differenza.
Con LDP che stenta a risalire la china del gradimento e il DPJ pronto al sorpasso, per la prima volta nella storia del Giappone il JPC potrebbe avere la possibilità di avere un ruolo attivo nella dieta.
Ascesa a sorpresa dei comunisti nipponici
di Stefania Viti su Il Messaggero del 23/08/2008
Chi l’avrebbe mai detto. Dopo decenni passati in sordina il Partito Comunista Giapponese(JPC) vive un momento di gloria e sta diventando uno dei protagonisti della scena politica nipponica di quest’ultimo periodo.“Red on a rise”(rossi in ascesa) titola un suo articolo The Japan Times mentre l’intellettuale rivista Aera si domanda se sia reale la crescita esponenziale del Partito Comunista Giapponese.
Kazuo Wada del Comitato Giovanile delJPC non ha dubbi:”Linteresse da parte dei giovani per il nostro partito è reale e quest’anno il numero dei simpatizzanti è arrivato a circa 3.480.000”
JPC in verità è un piccolo partito.
Al momento detiene in totale 16 seggi-circa il 7,5%-tra quelli della camera bassa e quelli della camera alta.
Niente in confronto ai due giganti dela politica giapponese il Partito Liberaldemocratico(LDP)-quasi ininterrottamente al governo dal dopoguerra ad oggi- e il principale partito di opposizione, il Partito Democratico(DPJ).
Ad avvicinare i giovani al JCP sono soprattutto i problemi legati al lavoro.
“Un terzo dei giovani sono precari e anche tra i laureati soltanto la metà riesce a trovare un posto fisso” spiega Wada, Quando lo scorso febbraio Kazuo Shij, presidente del JPC, durante una sessione parlamentare ha parlato in difesa dei diritti dei precari, l’interesse verso il JPC si è fatto più evidente: il video della sessione è stato registrato e trasmesso via internet attraverso vari canali, compreso quello ufficiale del sito del partito, il quale, secondo The Japan Times è stato visitato circa 150 mila volte.
Avvisaglie di rinnovato interesse in realtà c’erano già state. Tra i libri best-seller dell’ultimo anno in Giappone spicca “Kanikosen”(Il peschereccio dei gamberi) capolavoro proletario del 1929, prima e unica opera diKobayashi Takiji.
“Negli ultimi sei mesi “Kanikosen” ha venduto circa 410.000 copie-continua Wada. “Un numero eccezionale, se si pensa che dalla sua pubblicazione ad oggi ne ha vendute in totale 450.000, circa 5000 all’anno”.
Il libro adesso viene venduto con la copertina originale del 29, quella con falce e martello.
“Adesso la società è molto frammentata e i giovani faticano a trovare una identità comune-continua Wada. Di recente però hanno iniziato a riunirsi in sindacati e a cercar di far sentire la loro voce. Lo scorso anno c’è stata una grande manifestazione e presto ce ne sarà un’altra: è dagli anni 70 che non succede una cosa simile. E’ in atto una trasformazione. I giovani si stanno rendendo conto che non è tutta colpa loro se le condizioni di lavoro sono quello che sono”
E infatti, proprio la situazione contingente, più che la motivazione ideologica ad avvicinarli al JPC.
“In molti non conoscono la storia del Partito Comunista ma sono attirati soprattutto da ragioni pratiche” conclude Wada.
Alle prossime elezioni-quelle della camera bassa previste tra fine anno e e settembre 2009-questo atteggiamento potrebbe fare la differenza.
Con LDP che stenta a risalire la china del gradimento e il DPJ pronto al sorpasso, per la prima volta nella storia del Giappone il JPC potrebbe avere la possibilità di avere un ruolo attivo nella dieta.
martedì 26 agosto 2008
I comunisti russi e georgiani contro Saakashvili

Il Partito Comunista della Federazione Russa e il Partito Comunista Unificato di Georgia hanno diffuso dei comunicati sul conflitto che è scoppiato in agosto tra i rispettivi Paesi a seguito del tentativo georgiano di rioccupare militarmente la regione dell'Ossezia del Sud, di fatto autonoma dall'inizio degli anni '90.
Il Comitato centrale del partito georgiano è intervenuto con un comunicato pubblicato a Tbilisi l'11 agosto. Il conflitto è visto come il "compimento delle profezie (dei comunisti, ndr) sulla militarizzazione pregiudiziale realizzata dalle autorità politiche nazionaliste e pro-fasciste".
La responsabilità del conflitto viene attribuita al governo georgiano appoggiato da alcuni paesi occidentali e organizzazioni internazionali. L'esercito georgiano "armato e preparato da istruttori americani" ha distrutto barbaramente la città di Tskhinvali (la capitale dell'Ossezia del Sud), causando la morte di più di 2.000 abitanti. Vengono ricordate anche le vittime georgiane, ma la responsabilità è interamente attribuita all'"avventurismo irresponsabile del regime di Saakashvili" (il presidente filo-americano della Georgia).
I comunisti georgiani non entrano nel merito della prospettiva delle due regioni dissidenti (Ossezia del Sud e Abkhazia) ma indicano come obbiettivo principale la costruzione di una coalizioni di forze politiche e movimenti sociali che riescano a "liberare la Georgia dal regime anti-nazionale, russofobico, pro-fascista di Saakashvili".
Il Partito Comunista Russo, da parte sua, ha inviato una lunga lettera ai "partiti fratelli e amici", datata 14 agosto e firmata dal Dipartimento Internazionale del Comitato Centrale. Il testo si propone di rispondere alle manipolazioni dei media occidentali, ricostruendo la vicenda storica che è alla base del conflitto. Dell'Ossezia si ricorda che era una provincia unitaria dell'impero e solo dopo il 1917 la parte meridionale è entrata a far parte della Georgia. Il popolo dell'Ossezia del Sud fu oggetto di un primo "genocidio" da parte del governo georgiano che era in mano ai menscevichi negli anni 1918-20, durante la guerra civile (effettivamente un'altra fonte parla di 5.000 morti per mano dell'esercito della Georgia).
Una volta integrata nell'URSS, l'Ossezia del Sud venne annessa alla Georgia con lo status di Regione autonoma. Secondo la ricostruzione dei comunisti russi anche durante gli anni dell'Unione Sovietica le autorità georgiane continuarono ad avere una atteggiamento punitivo nei confronti degli osseti, costringendoli a modificare i loro nomi e ad utilizzare i caratteri dell'alfabeto georgiano al posto del cirillico.
Con il crollo dell'Unione Sovietica si fa sempre più determinante il peso delle correnti nazionaliste georgiane che vogliono cancellare l'autonomia dell'Ossezia del Sud. Il conflitto provoca nuovamente migliaia di morti fino all'accordo di Soci tra Yeltsin e Shevarnadze, che ha determinato una condizione di precaria stabilità durata fino all'agosto di quest'anno.
Il documento ricostruisce anche gli antefatti più immediati del conflitto. I comunisti russi ricordano di avere chiesto, senza successo, che si arrivasse alla firma di un trattato definitivo fra le parti, per evitare la degenerazione della situazione. La causa dello scoppio della guerra viene attribuita interamente alla decisione georgiana di lanciare un attacco contro l'Ossezia del sud nella notte tra il 7 e l'8 agosto scorso. Viene ripresa la cifra degli oltre 2.000 morti, "in maggioranza russi". Infatti, viene ricordato che il 90% della popolazione dell'Ossezia del Sud è composto da cittadini russi (infatti il governo di Putin ha riconosciuto la cittadinanza agli osseti che ne hanno fatto richiesta).
L'azione militare russa viene giustificata come "operazione pacificatrice", legittimata dalla norma della costituzione russa secondo la quale lo Stato deve farsi carico della sicurezza dei suoi cittadini.
Infine i comunisti russi criticano il comportamento unilaterale dei media internazionali che hanno dato attenzione alle città georgiane colpite senza mostrare gli effetti dell'attacco su Tskhinvali che era all'origine di tutta la tragedia.
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